I partiti (immusoniti) accolgono l’appello del premier senz’aura

Dopo aver riunito nella notte i segretari di Pdl, Pd e Udc, ieri Mario Monti ha parlato alla Camera, ha annunciato un piano per la crescita, ha fatto capire che non ci si può attendere grandi novità nelle inclinazioni rigoriste della Germania, e nel suo discorso si è in sostanza appellato all’unità dei partiti che compongono la maggioranza. Un messaggio chiaro, che il professore aveva già trasmesso nel corso del loro incontro privato anche ad Alfano, Bersani e Casini
7 AGO 20
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Dopo aver riunito nella notte i segretari di Pdl, Pd e Udc, ieri Mario Monti ha parlato alla Camera, ha annunciato un piano per la crescita, ha fatto capire che non ci si può attendere grandi novità nelle inclinazioni rigoriste della Germania, e nel suo discorso si è in sostanza appellato all’unità dei partiti che compongono la maggioranza. Un messaggio chiaro, che il professore aveva già trasmesso nel corso del loro incontro privato anche ad Alfano, Bersani e Casini: dobbiamo tentare di salvarci da soli – questo il senso – e per farlo dobbiamo stare uniti. E Pdl, Pd e Udc, pur tra molti mugugni, ieri a Montecitorio hanno risposto votando per tre volte la fiducia sul pacchetto anticorruzione promosso dal Guardasigilli Paola Severino. Anche le polemiche bellicose sulla Rai sembrano declinare, sia dalle parti aventiniane del Partito democratico sia nel Pdl battagliero che ancora martedì scorso minacciava “un ricorso” contro le nomine. Bersani è sceso dall’Aventino, ha aperto a candidature della società civile (compresa l’associazione debenedettiana Libertà e Giustizia). Si preparano sorprese per il cda, circola il nome dell’editorialista di Rep. Barbara Spinelli.
Ma i problemi restano, sul fronte interno dei partiti, e nel fronte esterno delle loro complicatissime relazioni con il governo tecnico. “Sostenere questo governo non è cosa facile”, ha ammesso Pier Ferdinando Casini con una schiettezza carica di allusioni. Il leader dell’Udc, con Angelino Alfano e con Pier Luigi Bersani, lo ha anche spiegato personalmente al presidente del Consiglio nel loro incontro privato di martedì notte: i partiti della maggioranza soffrono dal punto di vista politico ed elettorale per il loro sostegno “responsabile” al governo. Come dice anche il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, “non possiamo passare sempre per quelli che devono essere messi in riga come se fossimo dei bambini irresponsabili”, quando invece – pensano persino nel Partito democratico – “noi siamo gli unici che questo governo lo sosteniamo, e in perdita”. Gli irresponsabili, o meglio “i furbi” che scansano la responsabilità sono altrove secondo i partiti. “Che cosa fanno i sindacati? Che fa la Confindustria? E cosa fanno i quotidiani?”, dice Sergio Pizzolante, deputato socialista del Pdl, che esce brutalmente dalla metafora chiamando in causa l’agitazione della Cgil e l’inconcludenza della Confindustria. Un capitolo particolarmente doloroso per Alfano, e gran parte del Pdl, sono in special modo i quotidiani del centrodestra, Libero e il Giornale, che, dice sempre Pizzolante: “Ogni giorno ci fanno a pezzi scatenando il nostro elettorato”.
Insomma nelle segreterie di Pdl, Pd e Udc tendono a respingere la tesi del professor Monti, il quale ha rimproverato ai tre leader di averlo abbandonato, di averlo cioè trascinato nelle polemiche parlamentari, di potere (sulla Rai ma non solo). Si spiegano così le parole di Casini, fino a non troppo tempo fa il più indulgente con il governo: prima le critiche al ministro del Lavoro Elsa Fornero per le dichiarazioni sulla questione degli esodati, e poi, ieri, quella frase inequivocabile: “Sostenere questo governo non è cosa facile”. Bersani ha preferito invece vie più indirette, ma è dalla sua segreteria, dalla bocca del solido socialdemocratico Stefano Fassina, che era partito il missile delle elezioni anticipate a ottobre, ed è sempre dal Pd che ieri Monti ha ricevuto una lettera di lamentele, firmata tra gli altri dai deputati Stefano Esposito, Daniele Marantelli e Giorgio Merlo, rivolta al ministro Fornero e ai suoi “atteggiamenti di arroganza intollerabile”.

“Cambiano i nomi, le meccaniche no”
Monti ha chiara la situazione, e sa che qualcosa dovrà concederla, e presto. E’ con il pacchetto sviluppo che il professore immagina di poter dare ossigeno al paese e ai partiti che lo sostengono. Lo presenterà al prossimo Cdm, malgrado emergano ormai evidenti contrasti tra il titolare dello Sviluppo, Corrado Passera, e il super consulente Enrico Bondi. Il ritardo del tanto atteso intervento per la crescita non sarebbe dovuto, come sembrava, solo ai dubbi del viceministro dell’Economia Vittorio Grilli (a questo proposito Cicchitto sibila, pensando forse a Berlusconi e Tremonti: “Cambiano i nomi, le meccaniche no”). Monti, complici i consigli di Giorgio Napolitano, ha (ri)preso in mano il dossier: sia il professore sia il Quirinale sanno che un ulteriore rinvio potrebbe avere effetti destabilizzanti sulla strana (e fragile) maggioranza. Ieri Monti ha fatto accenno a un piano di dismissioni pubbliche, e Napolitano, pur riferendosi al contesto europeo, è intervenuto per evidenziare la necessità di “una decisa ripresa degli investimenti pubblici, in infrastrutture e in capitale umano”.